CNAL - Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali
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Ha scritto “t’amo” sulla roccia

Vito Angiuli, Ha scritto “t’amo” sulla roccia. Don Tonino Bello accompagnatore vocazionale", Edizioni San Paolo 2018, pp. 120
30 Luglio 2018
 Più volte papa Francesco ha ribadito che «la Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione». Se si volesse cercare una testimonianza di vita che confermi questa convinzione, fra le più adatte ci sarebbe certo quella del vescovo don Tonino Bello, morto nel 1993 a cinquantotto anni, di cui è stato avviato il processo di beatificazione, recependo la diffusa convinzione di tanti che ebbero modo di conoscerlo, di sperimentarne la fede e la carità irradiante e di volergli bene.

Accostarsi alla sua vita e alla sua missione è ormai possibile a molti, grazie al numero considerevole di scritti, a lui dedicati, pubblicati con il passare degli anni. Un merito speciale va però riconosciuto a Vito Angiuli, cui mi lega una sincera amicizia e una grande stima. Il vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca ha infatti dedicato non poche energie alla diffusione della conoscenza dell'esempio e del messaggio dell'amato "don Tonino". I suoi contributi risultano particolarmente convincenti perché guidati da un intento di oggettività e di sobrietà, che egli esprime con l'indicazione dei tre criteri ermeneutici cui si attiene: il criterio di continuità e di sviluppo, che situa il protagonista nel contesto vitale del suo mondo e al contempo in una posizione di novità rispetto ad esso; l'aderenza scrupolosa alla storia, verso cui don Tonino stesso mostrava singolare attenzione, traendo ispirazione dagli avvenimenti e dai fatti di cui era intessuta; la circolarità e l'interdipendenza fra i gesti e le parole, fra la vita vissuta e la scrittura della persona fatta oggetto di studio.

È proprio alla luce di questi criteri che si comprende quanto forte sia stata l'attenzione e la cura di don Tonino per la pastorale vocazionale, non solo nei numerosi anni del suo impegno in seminario, prima come alunno e poi come formatore, ma anche e soprattutto nella passione da lui continuamente nutrita per la bellezza di ogni esistenza vissuta in risposta a una chiamata di Dio, illuminata dalla grazia del Signore e sostenuta dal Suo amore fedele. Innamorato della propria vocazione, don Tonino non ha mai fatto mistero di viverla in maniera radiosa, annunciando con l'eloquenza della vita la gioia di un cammino intessuto di opere e giorni totalmente spesi per la causa di Dio in questo mondo, e dunque per la salvezza degli uomini realizzata nella risposta fedele alla chiamata e ai doni dell'Altissimo. È cosi che l'esistenza tutta di don Tonino costituisce una straordinaria proposta vocazionale, nell'articolarsi delle sue fasi e vicende, come nell'appassionata coniugazione di croci e consolazioni, unificate dall'unico, grandissimo amore al Signore e alla gente in mezzo a cui da Lui si sentiva inviato.

Dalla presentazione di Vito Angiuli emerge anzitutto la ricchissima rete relazionale che ha nutrito la vocazione di don Tonino, e che risulta esemplare per il discernimento e la realizzazione di ogni vocazione: dalla famiglia alla comunità ecclesiale, dalla vita in seminario (in contesti fra loro anche molto diversi: Ugento, Molfetta e Bologna), prima da seminarista e poi da formatore, all'impegno pastorale da sacerdote e poi da vescovo, ispirato a scelte chiare ed esigenti, coniugando il primato riconosciuto alle persone (l'etica dei volti) al "principio del magis'', proteso a dare il massimo di sé al divino Amato e ai fratelli, nello stile di una gioia pervasiva, costante e contagiosa, di vita e di speranza. Da notare come tutto questo esigeva non poco impegno, umano, spirituale e intellettuale, cui don Tonino non si è mai sottratto, convinto che fosse necessario tendere a dare sempre il meglio di sé per offrirlo agli altri. Questa scelta di credibilità pagata di persona è la vera forza del messaggio vocazionale che si irradiava dalle sue parole e dai suoi gesti, e che i seminaristi avevano saputo esprimere con parole di grande semplicità e bellezza: «Don Tonino, vogliamo vederti sempre cosi, con Gesù vicino al cuore, con Gesù nelle tue mani... con il viso chiaro e le mani luminose. Il tuo offertorio all'altare dura solo pochi istanti, l'offertorio della tua vita non ha pause». Formatosi alla scuola del Concilio, don Tonino è stato formatore e appassionato curatore di vocazioni con l'impegno di tutto se stesso: innamorato della sua vocazione, sapeva fare innamorare gli altri della chiamata di Dio, mettendo ali alla sua vita quotidiana, sapendo leggere nei cuori, irradiando luce di fede e di carità con la sua semplice presenza, curando i rapporti personali senza mai massificare le relazioni, costruendo ponti di dialogo e di misericordia, ispirandosi sempre all'ideale della perfetta letizia. Afferrato da Cristo, faceva innamorare di Lui, invitando a non aver paura della forza esigente dell’amore: «Non abbiate paura» esortava i giovani «di innamorarvi adesso, di incantarvi adesso, di essere stupiti adesso, di entusiasmarvi adesso». E quell"'adesso" don Tonino lo viveva e mostrava credibilmente in ogni istante: il suo tempo non era il mero succedersi cronologico degli istanti, ma un ardere di fiamma viva sempre uguale e sempre nuova, quale solo chi è innamorato sa sperimentare. Proprio cosi, don Tonino era vocazione vissuta e ininterrotta proposta vocazionale, lanciata a chiunque volesse fare della propria vita, in qualunque momento e nonostante qualsivoglia ostacolo, un incontro d'amore con Dio e un  dono d'amore per gli altri. «Vocazione» scriveva don Tonino «è la parola che dovresti amare di più, perché è il segno di quanto sei importante agli occhi di Dio».

Per averci aiutato a riscoprire tutto questo e a coglierlo come messaggio vivo e attuale per il nostro oggi grazie alla testimonianza di don Tonino Bello, per averci fatto comprendere meglio che tutto questo è possibile - qui e ora - per ognuno di noi nella Chiesa, che don Tonino ha tanto amato e servito, vada il grazie sincero a Vito Angiuli, vescovo innamorato del Signore e operaio fedele nella Sua vigna. Con lui, possa ogni lettore delle pagine che seguono fare propria la convinzione espressa da don Tonino con queste bellissime parole, riferite alla chiamata dell'Eterno:

«Ha scritto "t'amo" sulla roccia, sulla roccia, non sulla sabbia... E accanto ci ha messo il tuo nome. Forse l'ha sognato di notte. Nella tua notte... Puoi dire a tutti: non si è vergognato di me». E possano i nostri  cuori appropriarsi  della preghiera di don Tonino, riportata insieme ad altre alla fine di questo libro: «O Cristo Signore [...] Rimani sempre con noi, imprigionato nella nostra vita. Rimani soprattutto nei momenti della tristezza e della prova [...] D'inverno infurieranno le tempeste, si scateneranno le burrasche e fremerà sotto la scogliera il ruggito pauroso delle onde... Ma poi tornerà primavera... Se tu però rimani con noi, non temeremo l'inverno della malinconia, o Cristo Signore, che tra le indicibili sofferenze della Croce ci hai riconquistato la gioia».

+ Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto[1]


[1] Grazie all’autore e all’editore che ne hanno autorizzato la pubblicazione